Paolo Polesini, ritornato a Cervera dopo 18 anni, riceve l'abbraccio del suo più vecchio ex colono, Marco Pertic, di oltre ottant'anni
Con la morte di Paolo Polesini, di cui abbiamo scritto nel numero scorso, è scomparsa una delle figure preminenti dell' Istria. Figlio di Benedetto e di una contessa Lucatelli nacque a Parenzo nel 1886. Discendeva da una antichissima famiglia originaria di Monna. Già nel 1200 un Polesini ora Nicolaus Gastaldio, consegnò le chiavi delle porte del castello di Montone alla Repubblica di San Mano a nome dei cittadini. La nobile famiglia alla fine del Settecento si trasferì a Parenzo con il vescovile Francesco e il di lui fratello ,l'erudito Giovanni Paolo Sererio. Essa divenne una delle maggiori forze vitali della città, che cercò di potenziare in ogni modo. L'avo, Gian Paolo Polesini fu il capitano provinciale della prima Dieta istriana. Il dote Paolo laureato a Pisa nel 1912 in scienze agrarie dirigeva con metodi mo,, dreni la grande tenuta di Cervera. Il 2 novembre 1918 con altri quattro concittadini guidò oltrepassando l'Adriatico minato un male a Venezia a chiedere la sollecita occupazione dell' Istria. Fu ascoltalo dall'ammiraglio Marzollo e ricevuto e festeggiato ansie. me, ai compagni da Gabriele D' Annunzio. La sera del 3 giunse a' Parane-O con le navi della redenzione. Tra le due guerre mantenne quasi ininterrottamente la carica di primo cittadino e copri altre cariche oltre a quella di presidente della Cassa Rurale. Non si piegò ad accettare l'incarico di prefetto dell'Istria offertogli nel 1943 dai nazisti, ma si prodigò per difendere la popolazione da soprusi e da rappresaglie. Si era ritirato nella tenuta di Cervera.
Era tanto benvoluto dalla popolazione, anche da quella della campagna che quando nel 1945 fu arrestato dalla Ozna e avviato legato verso il castello di Pisino, la , embrione. insorse unanime. In testa erano tutti i suoi coloni tanto che le autorità jugoslave dovettero piegarsi a farlo ritornare e a lasciarlo libero, ma non si sentiva sicuro. Abbandonata ogni cosa: il palazzo in città, l'isola di San Nicolò con il castelletto, la ricca biblioteca, gli archivi della famiglia, si rifugiò in Friuli, dove fu ospitato dal conte Giancarlo Maniago di Nogaredo al Torre. Nell'estate d. 1947 lo raggiunse vecchio padre 13e-nato con bina parte delle suppellettili Preziose. Dopo sette anni si trasforma a Udine, dove il figlio dott. Benedetto passato a nozze, era occupato nel ramo agricolo pronta no. I suoi ultimi anni furono pieni di melanconia, rallegrati soltanto dal nipotino Pan' letto. I Attratto dalla nostalgia volle rivedere l' Istria e Parenzo e a Cervera fu accolto con commosse manifestazioni di simpatia. La sua personalità spiccava Per il senso del dovere, i sentimenti profondi, la comprensione umana. il tratto affettuoso coi, tutti, la Prontezza di arrivare ad un aiuto concreto. Largamente ospitale, accolse nella sua meravigliosa isola di San Nicolò, con la moglie Eta, valente Pianista, personalità del mondo culturale italiano o austriaco allargando la fama delle bollate di Parenzo. Ai funerali celebrati il 3 smembro parteciparono meriti istriani. La salma fu tomi:lata a Negarcelo al Torre e so essa si chinò per l'estremo saluto la bandiera di Par remo. Una Messa funebre fu celebrata da don Claudio Privileggi nei Borgo San Mauro di Sistiana alla presenza di molti membri della Famiglia Parer fina. Al figlio dott. Benedetto, alla nuora Ada, al nipotino Paoletto, alle sorelle Mariù e Olga e al fratello Giansereno l'espressione di cordoglio del nostro giornale.
Pierin Florido
Si è spento improvvisamente a Pisa il giorno 27 novembre, stroncato da infarto, d profugo da Valle d'Istria Pierin Florido, d'anni 61, lasciando nella più disperata costernazione la moglie, i figli, le sorelle e i fratelli, e numerosi parenti.
Di viva intelligenza e di ammirevole spirito d'iniziativa, il Florido seppe dare uno sviluppo veramente notevole al discreto patrimonio agricolo ereditato dagli avi, patrimonio ridotto in condizioni pietose per l'abbandono della borgata nel 1915-1918 a seguito dello sfollamento dell'intero territorio distrettuale di Polo e per i continui furti e manomissioni che ebbero a subire le campagne e le casa abbandonate nella prima guerra mondiale. Lavorò indefessamente, all'avanguardia sempre con i nuovi meati manici agricoli, sempre pronto a seguire i saggi consigli di chi lo rincuorato nel coraggioso compito prefissosi, e sempre pronto a sua volta a consigliare bene i bravi e infaticabili agricoltori suoi compaesani. Grave e difficilissimo periodo della seconda guerra mondiale, specie quello della occupazione jugoslava, specializzata nella spogliazione dei beni e nella persecuzione degli italiani. Lasciato il paese, come tantissimi altri abitanti, e trascorso un breve periodo nel campo profughi di Lucca, Pierin Florido si statali a Pisa avendo trovato lavoro presso il Campo Militare Americano di Tombolo in quel di Livorno.
Sempre dinamico e volitivo, egli riuscì a costruirsi una accogliente casa e a dare una sana educazione e istruzione ai propri figli, tanto che il maggiore Marino ebbe a laurearsi non 1957 in ingegneria elettrotecnica, Maria (Marilena) ad abilitarsi in economia domestica, Pierina diplomarsi in ragioneria e, Pasquetta a assolvere una scuola di corrispondente estera.
Collocato a riposo proprio, alcune settimane or sono, stava per raccogliere il frutto di una coli vasta e tenace operosità, e trastullarsi con i suoi amatissimi nipotini Massimo e Fabrizio, quando un male pernicioso, purtroppo venne a far cessare il suo cuore nobile e generoso. Imponenti riuscirono i funerali ai quali partecipò un vasto stuolo di parenti, amici e conoscenti, tra cui nume. rosi i profughi giuliani e .1n-iati, che vollero dimostrare al caro estinto il proprio affetto e la profonda stima.
Alla vedova, signora Antonia Maserazzo, ai figli ing. Marino, prof. Maria, rag. Pierina e Pasquetta, alle sorelle Nina e Pompeo, ai fratelli Giuseppe, Guerrino e Amerigo, alla nuora prof. Perla, al genero ing. Roberto Mammini, e ai parenti tutti giungano le espressioni del nostro più sentito cordoglio.
Pietro Pogorevaz
novembre è deceduto a Bologna all'età di 81 anni il capodistriano Pietro Pogorevaz. Ai figli, le figlio e Parenti tutti le più vive condoglianze.
Insegnante benemerita
Dopo aver assolto con echi ed instancabile attività la sua missione di educatrice, con serrando sempre di patria e gli ideali dl giustizia, anche se perseguita. anticamente, la insegnante Antonia Antonini è ora in pensione. Ha svolto la sua preziosa attività nella scuola elementare di Buie d'Istria ove ha lasciato nei suoi alunni un ricordo incancellabile por le sue doti di capacità e di bontà. Dopo il triste Periodo del 1945, dovette andare esule e si stabilì a Ponte di Piave me continuò ad insegnare. li Direttivo del Circolo buie. Donato Ragosa anche a nome di tutta la comunità, invia all'insegnante Antonini vivissimi auguri di Un meritato riposo.