di LUIGI BARZINI - foto
Il giornale italiano deve parlare in sordina, dire e non dire piuttosto non dire. E non basta neppure questo, perché il Piccolo è stato una volta sequestrato per i puntini che seguivano una frase incensurabile di D'Annunzio. Il tribunale sentenziò che sulla frase non v'era nulla da eccepire. ma che i puntini permettevano al lettore d' immaginare al loro posto un pensiero sovversivo. I'.' un nuovo principio giuridico. Altre volte il Piccolo, essendo stato sequestrato, ha fatto scalpellare dal piombo della stereotipia le frasi cenmrate, per non perdere temIro ricomporre la pagina, ed stato risequestrato a cagione degli spazi bianchi lasciati dalle frasi scomparse. Perché. dicevano le sentenze, gli spazi bianchi costituiscono una protesta.
Nessuna legge austriaca permette questi abusi, ma per colpire l' italianità si può violare la legge. Le più miti ed esatte narrazioni di cronaca sono i spesso sequestrate col pretesto che cadono sotto l'articolo 300 del Codice penale, il quale punisce la narrazione dei , fatti non veri" diretta a suscitare dispregio per le autorii là. I giornali offrono sempre al tribunale la prova dei fatti
curati, che è invariabilmente respin.1. Così in occasione delle ultime dinostrazioni di Trieste, anche le più ',lande e succinte cronache dei giornali italiani sono state sequestrate perché potevano lasciare intravvedere la brutalità della polizia e solo l'Indipendente s'è salvato raccontando che le guardie erano gentilissime. che per colmo di cortesia parla. ano persino in francese, ma che tenendo per caso le loro mani tese e chiuse a pugno, dei cittadini sbadati vi urtavano contro violentemente facendosi male. Il sequestro, quando qualche cosa di importante è in discussione, avviene automaticamente. per una frase qualunque scelta a caso; i giornali sono spenti uno ad uno come delle candele. Le redazioni sanno benissimo quando sta per
arrivare un sequestro, non per quello che hanno scritto ma per quello che è successo. Sì sopprime la discussione. E' eccezionale che si proceda per reato di stampa. perché sarebbe giudicato dai giurati che coscenziosamente riconoscerebbero l'innocenza. Vien scelto sempre il così detto procedimento soggettivo. il quale non colpisce lo scrittore ma il giornale. E si cerca di rendere il sequestro più dannoso annunziandolo solo quando la tiratura è completa. Allora la polizia arriva con dei furgoni e si carica l'edizione intera. E' inutile ricorrere contro le sentenze di sequestro anche le più assurde. Se il tribunale per caso ne ritira una, la Corte d'appello la conferma. Non c'è niente da fare. Tanti sequestri capitano perché il giornale ha commentato favorevolmente l'assoluzione di italiani ingiustamente accusati d'alto tradimento o di lesa maestà, o di attentato al "nesso" dell 'Impero: quando vi è ricorso della procura di Stato non si può parlare che in senso favorevole all'accusa. E' proibito parlare, anche in succinto, di argomenti colpiti da sequestro, ed un sequestro seppellisce così qualunque fatto. L'autorità ha un diritto di rettifica; il giornale deve stamparla, e non può dire nulla che contrasti con le affermazioni che sono in essa contenute. Recentemente la polizia, in forza di questo di! ritto, ha pubblicato che non è vero che nella nota dimostrazione gli sloveni sono arrivati sotto al Consolato italiano a gridare " Abbasso l'Italia"; e mentre tutti san' no che è sacrosantamente esatto, la rettifica ufficiale suggella la verità.
Vi è stato persino un periodo in cui il Piccolo era obbligato a stampare nelle sue colonne della propaganda slovena. per l'abusiva interpretazione di un altro diritto di rettifica, con il quale guairmene cittadino che si senta leso dalli pubblicazione di dati di fatto inesatti. può imporre una smentita con altrettanti dati di fatto, lunga fino al doppio dell'articolo dal quale trae origine, da stamparsi nella stessa parte del giornale e con gli stessi caratteri. Una sentenza di Tribunale obbligò il Piccolo a considerare come rettifiche legali delle lunghe apologie slovene che pretendevano rispondere ad articoli del giornale, ed a stamparle. C'è della derisione e dell'oltraggio. E' come essere costretti ad aprire la propria casa al nemico perché vi spadroneggi e vi porti l'espressione più offensiva e beffarda del suo odio. E bisogna tacere.
Il giornalista onesto che vede. che sa, che sente, deve vivere laggiù quell'atroce sensazione di chi nell'orrore dell'incubo vuole gridare disperatamente aiuto e si accorge che non ha voce.
Luigi Barzini