Lettere in redazione risponde il sindaco Silvio Mazzaroli - foto

Il nostro mare ...a mi, non me piasi la sabia ... e a voi? Se voi conossé un polesan che ghe piasi la sabia, voio propio conosserlo anca mi. A Saccorgiana la mia grande passion iera ingrumar conchiglie nei laghetti che se formava sui scoi, bianchi e pieni de sal. In quel lontano 1946, noi muli e mule fassevimo a gara per butarse da quei bellissimi scoi levigadi e bianchissimi, a volte sfidando (i più coragiosi) le grandi meduse che se moveva legere nell'acqua limpida. Che bagni xe sta quei de quel ano! No podevimo ancora mai imaginar quel che saria capita' a Vergarola. Al mar se andava in bici, portandose drìo el solito panin imbotido e poi tuto el giorno fora e dentro de l'acqua, la pelle che la gaveva el gusto del sal. Certe volte, tornade a casa, ne spetava la remenada de nostra mama, perchè iera tardi. La nostalgia per quelle giornate la porterò sempre nel cuore. L'aria, i profumi, il vento, il mare ... della mia Terra non sono più riuscita a trovarli in altri luoghi. FRANCA DINELLI (Chiusi) Cara sig.ra Franca, anche a mi no me piasi la sabia. A m o il nostro mare di scoglio ed è questo, come scritto nel mio editoriale, uno dei motivi per cui torno in estate volentieri a Pola. Valbandon è diventato il mio spicchio di mare abituale e me lo godo più che posso. Sapore di mare... sapore di sale... sapore di casa; un gran peccato... non essere più mularia! Soci che si distinguono Michael John SEGON, figlio del caro amico Bruno, entrambi residenti a Geelong in Australia, ha conseguito recentemente con successo, oltre ai dottorati di Laurea Commerciale, Insegnante di Scuole Superiori, Laurea Superiore in Amministrazione d'Affari, il dottorato in Filosofia conseguito all'Università di Brisbane. Di ciò il papà Bruno è fiero, insieme al- la soddisfazione di sapere che anche le due figlie, Miriam e Sylvia, si sono laureate e godono una meritata stima nella lontana Australia. SALVATORE PALERMO (Pavia) Ci complimentiamo con l'amico Bruno Segon per i brillanti traguardi raggiunti dai suoifigli che, ancora una volta, sottolineano l 'impegno che i nostri compaesani Esuli, hanno posto e pongono nell’affermarsi nelle più disparate parti del Globo. Ricordi e ancora... ricordi. Grazie! Pola ieri, Pola oggi, sono ricordi rivissuti da noi, ultraottantenni, in quel tempo beato della nostra adolescenza e della nostra giovinezza. Grazie "Arena" e, per essa, grazie agli ideatori, ai fautori ed, ovviamente, alla nostra Nerina di Cagliari che ha contribuito con le cartoline e le foto che an cora oggi tappezzano la sua casa. Grazie ancora a tutti! La prima "visura" del libro l'ho fatta di "corsa", guardando quasi di sfuggita le foto "antiche". Poi sono ritornato indietro per localizzarle nella mia memoria e sentire le sensazioni che suscitavano nel mio animo di "antico" polesan. Dopo qualche giorno, con la seconda visura, sono tornato sui miei passi per la curiosità di ubicare, dentro la Città, quelle foto e rivedere le vie, le piazze, i monumenti, le case, le chiese, le coste e tutte quelle altre "cose" a me ben note e che avevo visto mille e mille volte, durante le scorribande da "muleto" prima e da "mulo" dopo. Ricordi: salivo da via Sergia, dove mio padre aveva il negozio e per Port'Aurea e via Giulia, svoltavo per via Zaro dove, sull'angolo m'intrattenevo, incuriosito, a vedere le macchine in funzione, della tipografia Niccolini. Proprio qui, d'inverno, ricevevo una ventata di bora gelida che prendeva forza scendendo, "xò per el rato de via Tartini". Oppure, sempre in quella zona, d'estate col solleone, percorrevo la via Zaro, dal Torrione a piazza Serlio, rasente alle case per trovare un po' di sollievo alla loro ombra. Intanto il tram proveniente da S. Policarpo svoltava per via Giulia sferragliando sulle "sine" nonostante l'acqua che correva per lubrificarle. Ricordi: quando mio padre mi concesse di usare la "sua" bicicletta ed io la motorizzai con una cartolina, fissata con un "steco"alla forcella, potevo evadere dal centro storico ed arrivare fino alla piazza del Ponte ed al bosco Siana, a nord, oppure la costiera che da Veruda arrivava a Stoia, passando per Valcane, fino alla grotta dei Colombi. Le strade non era- no bitumate ed altalenando con la bici, sui sette famosi colli di Pola, le "sbrissade" erano all'ordine del giorno ed io me ne tornavo a casa col fazzoletto legato al ginocchio o al braccio o alla mano per nascondere la "russada" sanguinante che mia madre, dopo "un scapeloto" inondava di tintura di iodio. La terza “misura” l'ho fatta assieme a mia moglie ed a mia sorella raffrontando l'oggi col ieri, e facendo a gara per indovinare dove si trovava quella casa, quella strada, il teatro, il Bonavia, la scuola Dante Alighieri, la via del Fondaco, il vicolo Nascinguerra ed... i clivi, che portavano da via Sergia alla "proibita" via Castropola. I nomi, allora, per noi, era- no poco noti anche perché... clivo Rasparagano... chi era costui? Questi benedetti clivi erano noti a noi solo per la loro ubicazione: quel del cine Pistola, della lavanderia (fra Durin e Salvatori), quel de Gelletti, quel del Tullio (oggi) e del salumer Rossi o della libreria Gerzerbeg, allora. Solo el clivo S.Francesco “se lo dixeva giusto perché là iera la cesa”. Ricordi, ricordi, ricordi! Non so se un esule “volontario”, una persona nata, supponiamo a Cagliari (toh, si rivede Nerina) che vive ora a Siena, ha la possibilità di rinverdire, in tarda età, questi ricordi che, ieri Bogneri ed oggi Mazzaroli ci regalano e questo regalo merita un grande GRAZIE, accompagnato, magari, da una adeguata ricompensa per rinvigorire le finanze della nostra Arena. Queste le sensazioni che mi hanno accompagnato sfogliando il "catalogo", più che libro, su Pola, ma che perdureranno nella mia memoria fino alla fine dei giorni. ALVARO SOPPA (Bolzano) PS: (Arena n. 7 del 26 luglio 2007). Indirizzato al sig. Ciorli Riccardo:... xe semplice, ciorli vol dir prenderli. Xe anche la canson: ciola, ciola, Bepi che la xe carina, la scova la cusina, la neta el fogoler. Ma dopo che la go ciolta, tuti me disi mona, tuti me la t... sensa che sapio mi... Cussì el sior Ciorli el xè'sta ciolto dal dialetto istrian! Caro sig. Soppa, grazie per il suo ringraziamento che, ai nostri lettori, provocherà ulteriori ricordi e grazie per la sua spiritosa spiegazione del term ine “ciorli”. A proposito di Don Odorizzi Su “l'Arena” di agosto viene ricordata la figura di Don Odorizzi e si elogia quanto da Lui fatto per i profughi, in special modo a Po- la. Negli anni successivi all'esodo, Don Felice aveva visitato i campi profughi, sparsi in Italia, capitando anche a Rapallo, presso l'albergo “Fiorenza” (Via Aurelia occidentale, 9) dove erano alloggiati 152 profughi da Pola. In quella felice occasione venne scattata la foto che allego che, oltre a Don Odorizzi, mostra anche il Fausto... di allora. FAUSTO D'ASTA (Rapallo) Caro Fausto, grazie per questa nuova testimonianza. Te ieri proprio un bel “muleto”... allora! E quante bele “mulete ”che te gavevi intorno; complim enti anche a lore! Colgo l'occasione di questa lettera per ringraziare il Sindaco di Flavon che, a seguito della nostra pubblicazione dell'articolo su Don Odorizzi, mi ha gentilmente inviato un articolo di giornale che lo riguarda. E' lo stesso da cui abbiamo tratto gli elementi per il nostro articolo. Giacomo Scotti, fiumano di Napoli Sono trascorsi diversi anni da quando pubblicai le mie "Divagazioni napoletane", annunciate da "Il Mattino" come opera del concittadino Papo, che venivano presentate a quel Circolo della Stampa. Fu un piacevole successo, dovuto anche alle illustrazioni, opera del verace Mario Carotenuto. A Napoli ero capitato per la prima volta nel principiare del 1941, quando il Vesuvio fumigava ancora. Quanta strada e sempre piacevoli incontri: dalla signora che mi invitò nel suo basso per offrirmi un bicchier d'acqua, al tassista che mi fece credito, non avendo il resto di 50mila lire, il biglietto appena uscito; “pagherà” mi disse, e infatti pagai anni dopo. Ne conobbi altri: dai ben famosi Cardarelli al prof. De Lorenzo, presidente dall'Ordine dei Medici e padre del ben noto ministro. Ma c'era ancora una lacuna nella storia dei miei rapporti napoletani, un tale Giacomo Scotti, salito a suoi onori, nonostante cento e più vituperi. Confesso che lo conosco soltanto per le sue opere e per una foto, apparsa su "II Piccolo". Il Lions Trieste Europa ebbe a conferirgli il Premio “Fulvio Tomizza” per la sua opera di “uomo ponte” tra le culture italiana ed ex jugoslava, là dove si trapiantò, da Saviane di Napoli a Fiume, in quel controesodo, in dispregio alla nostra gente e che finì anche tragicamente dopo il dissidio Tito-Stalin. Ma se l'era andata a cercare e, quindi, nessun merito per quella prigionia. Vien solo da annotare che l'altro gruppo Lions Trieste si era battuto senza risparmio contro il Trattato di Osimo, in un duro dibattito al Grand Hotel di Roma tra il dott. Carbone, inventore del trattato, e l'avvocato Oddone Talpo e chi scrive, conclusosi con la protesta di tutti i Lions d'Italia, guidati anche dall'avvocato Vinicio Visintini, che ne era tra i massimi esponenti. Il Premio Tomizza non è stato un solitario riconoscimento; altri, se li conoscessimo, dovrebbero essere elencati. Si ebbe anche, con atto del nostro Presidente Napolitano, la Commenda dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, su proposta dell'Istituto di Cultura Italiana e dell'ambasciatore d'Italia presso la Croazia. Santa pace, usava esplodere Gildo Simini quand'era arrabbiato, ed era un oriundo albane se, divenuto difensore strenuo delle nostre Terra come pure il fratello, Medaglia d'Oro caduto nella difesa di Tobruck. Ma furono anche tanti i Napoletani a combattere per noi ed a finire nelle foibe o nei campi di sterminio che precedettero quello dell'Isola Calva, Goli Otok. Grande rispetto per Napoli e per la sua gente. Certo meno per questo Scotti in esito ai suoi osanna a Tito, a suo tempo testualmente citati dal deputato triestinoistriano Roberto Menia. Però, mi si consenta, devo es- sere grato allo Scotti per tutto quanto ha scritto nei miei confronti, contro, si intende. Senza di lui e di qualche altro ricercatore, mai sarei riuscito ad essere informato di quanto ebbero su di me a scrivere, nel periodo terminale dell'ultima guerra, dei cronisti attenti. Ho potuto rispolverare pezzi della mia storia. Niente male. Ma ciò che non comprendo è quanto questo tale, premiato e insignito, ha ritenuto di scrivere in danno ed a negazione della nostra storia, foibe comprese. Perché se è vero quanto ebbe a scrivere per il suo Tito, non riusciamo a comprendere il suo atteggiamento nei confronti dei nostri martiri. In questa Italia dimenticona si può ben omettere il rammarico dell'allora Presidente Scalfaro, il quale avrebbe voluto - se avesse potuto farlo - crearmi principe di Montona. Fortunatamente non mi elargì neppure un cavalierato. Lo avrei respinto, dopo che le stesse insegne erano state decretate in favore di Tito e di un centinaio dei suoi. Già che ci siamo devo però pur dire che fui ben lieto di essere insignito del Premio “Piazza de' Chavoli”, iniziativa della Associazione Cuochi Pisani, quale storico enogastronomico, come lo furono Luigi Veronelli, Giorgio Bigazzi e Giovanni Righi-Parenti. Il male che mi aveva colpito in quel 2004 mi impedì d'essere presente alla consegna, cosa che non mi impedisce d'essere fiero della medaglia del Chavolo, che vale ben più di quella stella. L'Unione degli Istriani ha levato le sue proteste, e non solo per gli alti onori allo Scotti, ma ha messo in evidenza, appoggiando in pieno il dott. Giorgio Rustia nella sua denuncia alla Magistratura italiana, anche residenze, cittadinanze, proprietà e pensioni dello Scotti, un po' fiumano ma con residenza anche a Trieste, co- sì da essere più a portata di mano per ricevere i tanti premi e le medaglie, all'insegna della buona convivenza italo jugoslava ed a seguire. Però, se il Quirinale accogliesse le richieste dell'on. Menia revocando la commenda, e se la Magistratura triestina riconoscesse le colpe amministrative dello Scotti e l'I.N.P.S. revocasse certe non dovute pensioni, potremmo respirare meglio la nostra aria, che è aria della nostra Terra. LUIGI PAPO DE MONTONA (Roma) Caro Papo, se non avessi timore di sminuire l'onorificenza che Le è stata attribuita (fortunatamente c'è un H che mi salva), direi proprio che il nostro bel paese è proprio un paese del cavolo: attribuisce riconoscimenti, premi e pensioni a chi dileggia la nostra gente, la nostra storia e, in definitiva, lo stesso Paese. Con astio si rifiuta persino, invece, di riconoscere la pensione a chi ha difeso i nostri confini orientali. Si sa, era- no fascisti, mica Italiani!

Dal numero 3289

del 30/09/2007

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