Didascalie:Due rari documenti fotografici la rinnovazione della Consacrazione della citta di Dignano al S. Cuore nel mese di luglio del 1946 la processione si svolse con la partecipazione del Vescovo Mons. Radossi e fu l'ultima manifestazione religiosa che potè aver luogo pubblicamente prima della dispersione della popolazione dignanese e dell'inasprirsi della dominazione slavo-comunista La processione sosta nella piazza principale prima di sciogliersi sullo sfondo sede di un comando slavo che espone l'insegna della stella rossa L'inaugurazione nel mese di luglio del 1919 dell'acquedotto costruito a fianco alla chiesetta di S. Croce Leggendo qui il nome di Giovanni Andrea Dalla Zonca, qualche lettore storcerà il naso e si chiederà se c'era proprio bisogno d'andare a ripescare tra i figli di Dignano questo illustre ignoto gia morto da quasi cent'anni. Certo Dignano ha avuto tanti cittadini che oggi sono più vivi, cioe più noti, di questo che oggi ci proponiamo di rievocare; ma il presente articolo vuol proprio per questo ricordarlo e dimostrare soprattutto che anche la menzione del nostro Dalla Zonca non è inutile, specialmente ora, poichè suo è il nome d'un precursore. La nobile famiglia dei Dalla Zonca e d' origine bergamasca: soltanto al principio del settecento abbiamo notizie del trasferirsi d'un suo ramo in Istria, dove viene aggregato all'albo dei nobili di Pola. A Dignano la famiglia si distinse subito e fu tra le prime, e possiamo ricordare almeno un altro Giannandrea Dalla Zonca, giudice a Venezia e poi direttore politico a Pola e vice-prefetto dell'Istria durante il periodo napoleonico. Venendo al Nostro, che nacque a Dignano il 4 di agosto del 1792, Egli passò tutta la sua vita in paese e la dedicò indefessamente a servirlo. Più volte si assunse la responsabilità podestariale, e l'ultima si indusse ad abbandonare l'ufficio solo perche colpito da mal di cuore. I suoi interessi eruditi riguardarono questioni storiche, dalla toponomastica antica agli usi paesani, e specialmente la lingua. Stancovich si rivolgeva a lui per avere una traduzione in dialetto dignanese della parabola del Figliuol prodigo . per una raccolta di testi dialettali da pubblicarsi a Torino. Dalla Zonca la forni con sollecitudine e diligenza, e da allora senti lo stimolo a continuare per suo conto gli studi linguistici. Contemporaneamente collaborava assiduamente alla unica rivista culturale di quegli anni, a l'Istria diretta da Pietro Kandler, ancor oggi utile fonte di tante notizie storiche. Su questo periodico comparvero le lettere aperte d'argomento etnografico dirette a Tommaso Luciani, e nacque lentamente tra i due grande amicizia fondata sul comune amore per le cose locali. Luciani, l'attivissimo patriota albonese, raccoglieva notizie storiche e linguistiche valendosene per pubblicazioni che valessero a suscitare negli italiani tutti la conoscenza e la simpatia per l'Istria. Egli seguiva con interesse le ricerche del Nostro: sappiamo così dal Luciani stesso che Dalla Zonca scrisse sonetti in dialetto dignanese e altri ne tradusse dall'italiano, come tradusse tutta la commedia delle Donne gelose » del Goldoni, poi pubblicata nell'. Archivio glottologico italiano di G.I. Ascoli. Raccoglieva intanto parole, frasi, modi di dire dignanesi, finchè si accinse a preparare un vero e proprio Vocabolario del dialetto di Dignano » con la relativa grammatica. A quest'improba fatica Egli dedicò molti anni, con speciale intensità dopo '54, quando cioe il male lo costrinse al riposo e all'inattività. Migliaia e migliaia 'di schede si accumulavano sul suo tavolo, cui egli dava ordine e completamento con l'aiuto del compatriota ed amico Antonio Bonassin. Le sue fatiche non valsero tuttavia a dar forma definitive allo immenso lavoro che è rimasto incompiuto. Nel novembre del '57 il Dalla Zonca soccombette ad un altro assalto apoplettico, lasciando grande rimpianto di se in quanti lo avevano conosciuto. Luciani lo disse « di nobile sentire, di spiriti generosi, di idee larghe, per forza grandezza d'animo a nessuno secondo; amico a tutta prova leale, cittadino integro, vigilante, operoso, istriano del patrio decoro e progresso quant'altri mai zelantissimo E non è piccolo elogio. Secondo il desiderio dell'estinto, i suoi numerosi manoscritti vennero affidati all'illustre amico Tommaso Luciani. Questi, .che era stato vicino all'Autore con consigli ed incoraggiamenti, considerò suo dovere custodirli gelosamente e possibilmente pubblicarli, il che tuttavia non gli riusci. I lavori inediti del Dalla Zonca (gli inediti sono i molti articoli consparsi su L'Istria a dal '46 al '49), conservati tardi nella Biblioteca provinciale dell'Istria, erano i seguenti: il vocabolario ' dignanese, un abbozzo di grammatica, la versione dialettale annotata delle Donne gelose , quattro sonetti originali ed alcune version i. Specialmente importante sarebbe ancor oggi vocabolario dignanese, poiché il dialetto della zona rappresenta quasi certamente assieme alle consimili parlate di Rovigno, Valle e Gallesano il linguaggio corrente di tutta meridionale prima dell'imporsi del ' Veneto, mentre nella settentrionale predominava il friulano. Ora l'istriano, questo dialetto tanto originale, a stato studiato solo parzialmente dall'Ive e più' di recente dal Sansa, e il lavoro del Dalla Zonca sarebbe perciò della massima utilità. Ma il disordine e la pessima scrittura dell'Autore hanno purtroppo condannato all ' oblio tanta fatica. Non possiamo però ignorarla, e vorremmo che i dignanesi ricordassero con orgoglio il loro concittadino Giovanni Andrea Dalla Zonca, come ricordano l'amico suo Bortolomeo Biasoletto illustre naturalista ed Antonio Boccalari poeta. Tra gli studiosi istriani di problemi linguistici, che sono stati e sono tuttora valorosa schiera, va collocato il Nostro, uno dei primi ad intendere l'importanza di questi studi e alacre ricercatore dell'uso linguistico della sua Dignano. Coscienzioso fino allo scrupolo, paziente e disinteressato, il Dalla Zonca va additato quale esempio di buon cittadino, che al suo paese diede l'opera sua civile reggendolo e difendendone gli interessi da Podesta, mentre con lo studio mirava a conservare il patrimonio glottologico segno dell'italiana sua origine e del suo italiano destino. Sergio Cella